Dubai Il Paese Delle Opportunità Per Superprofessionisti

Dubai Il Paese Delle Opportunità Per Superprofessionisti

Solo nel 2022, più di 119.000 italiani anno visitato Dubai, con un incremento del 359% rispetto all’anno precedente

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Elevata percezione di sicurezza, strade pulite e ben tenute, altissimi e colorati grattaceli che rispecchiano i raggi del sole, presente in gran parte dei mesi dell’anno. Tra tutti troneggia il Bury Khalifa l’edificio dall’accattivate struttura architettonica, che con i suoi 829,80 metri risulta essere attualmente il più alto del mondo.

In quella che molti considerano la terra delle opportunità, convivono pacificamente diverse etnie, provenienti prevalentemente dall’Asia Meridionale e Centrale, Nordafrica e Medioriente. Per quanto riguarda gli italiani, si stima che sono all’incirca 10.000 quelli che hanno scelto di vivere a Dubai, splendida città degli Emirati Arabi Uniti, un dato che appare irrisorio in confronto a quello del 2022, quando più di 119.00 connazionali l’hanno visitata.

Qui dove tutto è possibile, può capitare di concordare il prezzo con il taxi che dall’aeroporto ti condurrà in hotel, e dove per un errore di comunicazione tra autista e passeggero, ti viene restituito dal conducente del taxi l’importo pagato in più in quanto maggiore da quello inizialmente pattuito. Sempre qui ti viene riconsegnato tempestivamente il tuo i-phone dimenticato sul sedile posteriore del taxi che ti aveva condotto al ristorante, direttamente alla reception dell’hotel.

Città dove poter passeggiare tranquillamente, senza il timore di essere derubati, mentre ammiri le sfavillanti vetrine colme di gioielli e piccoli lingotti d’oro. Al visitatore, che giunge per la prima volta a Dubai, sembra di entrare all’interno di un enorme set cinematografico, dove tutto funziona alla perfezione, tranne qualche piccolo ingorgo dovuto al traffico nell’ ora di punta.

I giochi di luce, le fontane che danzano sulle note di celebri melodie, i centri commerciali di 18 piani con corridoi chilometrici dove è possibile acquistare esentasse i brand più famosi al mondo, alcuni dei quali introvabili anche nelle più importanti città occidentali sono il biglietto da visita di questa splendida città, dove la fretta e la frenesia, lasciano spazio a sorrisi, gentilezza e cortesia, dispensati senza remore.

Ovunque, orde di camerieri, inservienti, addetti alla security, conducenti di taxi, e tanti altri, a disposizione del turista abbiente, o meno facoltoso in vacanza a Dubai, dove si può sciare, anche se il termometro segna più 40 gradi centigradi, o cimentarsi nel surf su onde artificiali nel cuore della metropoli.

Una città che non dorme mai, con i suoi grattacieli avvolti da una miriade di luci con i colori della bandiera nazionale che illuminano la notte. Dubai è davvero l’eldorado? Vale la pena lasciare  tutto e provare a fare il grande salto in cerca di un lavoro più remunerativo, e una qualità di vita migliore?

Per i molti che sono riusciti a realizzare il sogno, tantissimi sono quelli che hanno dovuto gettare la spugna e tornare a casa. Francesco Bucca a Dubai dal 2010, è uno di quelli ad avercela fatta, e durante una breve pausa dal suo lavoro ci racconta la sua storia.

Quando ha deciso di trasferirsi a Dubai ?

Pensavo a Dubai – dice Francesco Bucca – quando lavoravo a Catania, dove per riuscire a guadagnare un buon stipendio, dovevo fare due lavori e mezzo, quasi tre. Ero cuoco in un ristorante il venerdì, sabato e domenica. Tecnico di gelateria per un’azienda del nord gli altri giorni e in più la sera, facevo il rappresentate di prosecchi e spumanti. Sommando i tre lavori riuscivo a tirare avanti bene. Poi mi si è presentata un’occasione, quando Dubai era una città più piccola, con meno grattacieli, e una ridotta popolazione. Io all’epoca, mi trovavo a Ras Al Khaimah, emirato a circa 40 chilometri di distanza da Dubai. Mi contattò un’azienda italiana che aveva realizzato un bar e ristorante con uno stile tipico del Bel Paese.

Perché scelsero proprio lei?

Venni contattato in quanto avevo inviato il mio curriculum a varie aziende, e la società in questione era alla ricerca di uno chef italiano. Anche se la paga non era un granché accettai la proposta, in prospettiva del domani. Va anche detto che tredici anni fa, non c’era il livello di competizione attuale. Allora se sapevi fare una lasagna, una carbonara andava già bene. Oggi, oltre alla bontà dei piatti, si punta molto alla presentazione del cibo, alla ricerca degli ingredienti. C’è stata un’evoluzione del tutto inaspettata, amplificata soprattutto dai social media. In questi anni, ho avuto la fortuna di lavorare sempre per grandi compagnie internazionali, un elemento indispensabile per crescere professionalmente.

Oggi lei è lo chef del Gusto, un ottimo ristorante di Dubai, molto apprezzato dalla sua clientela. E’ soddisfatto di tutto ciò?

Certamente, anche in considerazione che ci troviamo purtroppo posizionati, in una zona non turistica. Questo è il settore della città dove prevalentemente si lavora e produce. Qui la gran parte delle persone, sono professionisti, imprenditori, titolari di aziende, è raro incontrare vacanzieri. Tra la mia clientela, ci sono molti italiani che vivono da molti anni a Dubai e vengono qui perché conoscono il ristorante e la qualità dei prodotti somministrati. Un altro nostro punto di forza e la tranquillità del luogo e il suggestivo panorama, che si può ammirare, mentre si mangia sulla nostra splendida terrazza.

Quali i periodi migliori per visitare Dubai?

“La bassa stagione qui, al contrario dell’Italia, va da è giugno ad agosto quando ci sono temperature molto elevate., dove è impensabile vivere senza aria condizionata. Non ti puoi permettere di fare una passeggiata a piedi, ma sei costretto a frequentare i centri commerciali, dove puoi passare giornate intere senza correre il rischio di annoiarti. Per visitare Dubai è importante scegliere il periodo giusto che va da ottobre ad aprile.

Se potesse, cosa cambierebbe di Dubai?

Qui non c’è nulla da cambiare. Questa è una città dinamica, in continua trasformazione. Non ho nemmeno il tempo di pensare a cosa cambiare che loro lo hanno già fatto. In questi anni, e stiamo parlando di appena tredici anni, ho assistito ad una continua mutazione, tesa sempre a migliorare la città e la qualità di vita dei suoi abitanti.

Cosa rende questo Paese, così diverso?

Io ho una mia teoria. Qui a differenza dell’Italia e dell’Europa in genere, dove ci sono numerose leggi e regolamenti o sistemi a incastro, le regole da seguire non sono molte. Poche leggi: chiare, rigide, e di facile comprensione per tutti. Il sistema è questo, ed io sinceramente lo apprezzo molto. Ripeto, quattro regole semplici che però tutti devono rispettare.

Cosa consiglierebbe agli italiani che vorrebbero trasferirsi per lavorare e vivere a Dubai?

Il consiglio è sempre lo stesso: a Dubai c’è spazio e opportunità solo per superprofessionisti. Qui non sono alla ricerca di manodopera spicciola, di pizzaioli, o operai generici. Di queste figure ne hanno tantissime, posizioni occupate prevalentemente da pakistani, filippini, indiani. Nella mia cucina, lavorano ragazzi dello Sri Lanka, arrivati negli EAU, con il solo biglietto di andata. Lavorano 13/14 ore al giorno e sono felici della loro condizione e di vivere in questo meraviglioso Paese, così come lo sono io”.

Mario Ciotti

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