A Madrid Per Il Centro Centro Cibeles

“Nuestro deseo es una revolución” Immagini della diversità sessuale nello Stato spagnolo dal 1977 al 2017 una delle mostre più interessanti di questo periodo

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Per vivere intensamente la realtà culturale e artistica della Capitale spagnola non si può prescindere dalla frequentazione del Centro Centro Cibeles di Madrid, situato su un lato di Plaza de Cibeles all’interno di quello che era il Palacio de Correos della città (Palazzo delle Poste).

Uno spazio architettonico molto significativo che nei suoi 5.000 metri quadrati ospita un museo con diverse sezioni espositive, un centro di aggregazione, un’area relax e di studio, un ristorante, bar e un ultimo piano panoramico dove si può avere una delle più belle viste della città.

Fra gli eventi più visitati e interessanti dell’ultimo periodo la mostra “Nuestro deseo es una revolución” Immagini della diversità sessuale nello Stato spagnolo dal 1977 al 2017 che rappresenta una revisione della cultura audiovisuale LGTBIQ in Spagna dalla prima manifestazione in difesa dei diritti di gay e lesbiche nel settembre del 1977 a Barcellona, città che segna l’inizio della militanza sessuale nella penisola iberica, fino ad oggi.

Di piano in piano nella fantastica struttura del Centro Centro Cibeles si può ammirare tutta una serie di opere,  di documenti e di video fra cui anche quello che riproduce  il discorso di Zapatero che annuncia la legalità del matrimonio in Spagna  fra persone dello stesso sesso.

“Nuestro deseo es una revolución” mostra come diverse pratiche artistiche e discorsive gay, lesbiche queer hanno combinato i  diversi linguaggi avanguardisti,  le iconografie e i modi di fare della subcultura di strada  per dare un carattere politico alla rappresentazione del corpo e alla sessualità al fine di mettere in discussione il funzionamento delle sfere pubbliche e private e per rileggere la storia egemonica che rende invisibili i soggetti marginali.

Naturalmente la mostra è anche denuncia per evidenziare come la vocazione sperimentale e apertamente politica dell’immagine queer sia rimasta relativamente relegata da decenni recenti, tra gli anni  peggiori della crisi della SIDA e a una rivendicazione più orientata alla gestione dell’ambito privato (diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso) piuttosto che alla trasformazione collettiva della società, come pretendeva  gran parte dell’attivismo degli anni settanta e del movimento  queer posteriore.

Fra gli artisti presenti Carlos Aires, Florencia Aliberti, Pedro Almodóvar, Fabio McNamara, Alexander Apóstol, Manu Arregui, Cecilia Barriga, Biel Capllonch, Tino Casal, Gabriel Casas, Eduardo Chicharro, Javier Codesal, Joan Colom, Fito Conesa, Xavier-Daniel, Diego del Pozo, Luis María Delgado, David Domingo, Lucía Egaña, Helena Cabello,  Ana Carceller tutti a ricordare la tradizione di una ricerca formale legata al dissenso sessuale nell’arte, una sperimentazione motivata dalla coscienza per dar conto a una rivoluzione sociale senza precedenti  ancora in marcia che dovrebbe reinventare i modi di creare e narrare, di articolare immagini e di utilizzare i mezzi artistici. 

                                                                                                      Rosario Schibeci

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