Palombara Sabina – La Città Che Muore

Palombara Sabina – La Città Che Muore

Quando si potrebbe vivere di turismo e cultura ma la città muore

523
stampa articolo Scarica pdf

Oggi parliamo di Palombara Sabina, un paese arroccato piedi del Monte Zappi, meglio conosciuto come Monte Gennaro. Si tratta di una cittadina, una delle più grandi della sabina con i suoi oltre 13.000 abitanti. La sue caratteristiche principali sono l’olio, con una ingente produzione, le ciliegie (in dialetto “cerase”) con la storica Sagra che avviene ogni anno la seconda domenica di giugno da ben 90 anni, complessi monumentali di altissimo pregio artistico e storico: Castello Savelli, il Convento di San Francesco, San Nicola, l’Abbazia di San Giovanni in Argentella, i ruderi di Castiglione ed infine le Terme di Cretone.

Un luogo che sulla carta ha tutte le caratteristiche della città turistica per eccellenza: prodotti agricoli, aria collinare, escursioni montane, terme, archeologia e buon cibo. Ma sulla carta.

Cosa accade nella realtà locale?

La cittadina muore, i negozi chiudono, una funivia diroccata, l’unico Cinema-Teatro ha chiuso, l’unica Accademia privata di Teatro, danza e Musica ha resistito due anni e senza l’appoggio della Amministrazione comunale, non c’è una gelateria aperta la sera, mancano servizi turistici, il centro storico è una valle nel deserto oramai abbandonata a se stessa, manca una biblioteca attiva, una libreria.

Perché accade? Le amministrazioni comunali si sono succedute nel tempo senza una chiara visione di sviluppo turistico e culturale, basti pensare che l’unica stagione concertistica è iniziativa di privati con pochissimi risultati e senza una adeguata istituzionalizzazione e partecipazione. Non c’è sviluppo culturale.

Quello che è accaduto nel tempo è stata la manutenzione delle opere pubbliche, in alcuni casi con scarso risultato, ma la totale assenza, vuoi per capacità, vuoi per preparazione culturale e manageriale, di una visione di lungo periodo sia a livello culturale che turistico.

Le amministrazioni comunali si sono avvicendate senza mai chiedersi di cosa ha bisogno il paese per sopravvivere e quali caratteristiche esso debba avere. Ad esempio: Valmontone si qualifica come città dello shopping e divertimento, Tivoli come città d’Arte, ma Palombara come si definisce?

È chiaro che se un Comune non definisce innanzitutto quale sia la caratteristica che deve qualificare la cittadina, essa si sviluppa in modo casuale e totalmente insensato, di conseguenza muore.

Andrebbe ricordato ai politici che essere politico non è fare attività amministrativa ma avere una visione politica di lungo periodo, è essere “visionari”.

Intanto Palombara resta un posto bellissimo in cui essere di passaggio perché la noia pervade per l’assenza di cose da fare, i ragazzi la sera vanno in un mega parcheggio destinato al mercato chiamandolo “parco” (perché l’unica piazza centrale è abbandonata a se stessa) oppure prendono il bus per andare a Monterotondo e Moricone dove l’estate è più movimentata.

Chiediamoci, ma è giusto far crescere i giovani solo dentro i bar? Oppure sarebbe meglio offrir loro delle alternative in loco? Il rischio è che prima passino il tempo libero nei circondari, portando menti e denaro in altre località e poi, soprattutto per chi ha una formazione culturale più alta, si trasferiscano in città oppure, nell’ipotesi peggiore, che culturalmente regrediscano appiattendosi in una cittadina che oltre l’aria sana e la vita serena non offre stimoli.

Sicuramente c’è da riflettere.

Alessandro Decadi

© Riproduzione riservata