Quanta Meraviglia, Portogallo

Un viaggio a metà luglio a Lisbona e dintorni, sino al punto più a ovest d'Europa

229
stampa articolo Scarica pdf

Il treno per Cascais sferraglia silenzioso sotto una giornata di sole e cielo terso, costeggiando tutto il Tago. Che più che un fiumiciattolo, sembra mare aperto e le calette che scorrono sotto i miei occhi quasi si possono sfiorare con la mano. Nulla di meglio per una gita fuori porta, fuori Lisbona, fuori dalla capitale del Portogallo: malinconica e pura, ma viva e straordinariamente vera. Niente ghirlande, solo essenza. Il quartiere di Alfama, lassù, con il tram numero 28 stracolmo che attraversa il punto panoramico e la Brasileira, il caffè sorto nel 1905 dove Pessoa scriveva e in qualche modo lo fa ancora: la sua statua è incastonata tra i tavolini. Il pastel de nata, lo prendi ovunque, e ti perdi nella sua sfoglia e dentro la sua crema, ma meglio acquistarlo nella vera Lisbona, quella meno turistica. La cattedrale di Sant'Antonio, si, quello morto a Padova, ma che era nato proprio qui e che è quasi un patrono, al pari del patrono vero, San Vincenzo. Lisbona bella di notte. Pericolosa? Macché. La Praça do Comércio, dove una volta sorgeva il Palazzo Ribeira, sede dei reali, e che cambiò volto, un po' come quasi tutta la città, dopo il terremoto del 1 novembre 1755 che generò anche uno tsunami e vari incendi, è ancor più bella di notte. Le piccole onde del Tago si infrangono nella sua scalinata che porta direttamente in acqua, dall'ampia terrazza si può ammirare il ponte 25 aprile e quella luce lontana, là, che abbraccia tutti: la copia portoghese della statua del Cristo Re brasiliano. 

Quarantacinque minuti di percorrenza per Cascais, un gioiellino colorato e vivace che guarda il Tago ma anche l'Atlantico. Pullula di turisti, ma non sottrae agli occhi la sua bellezza: spiaggia fine, ma fredda, perché qui il vento soffia forte e l'acqua è splendida ma ti entra addosso come una lama. Il paese è tutto un saliscendi di scorci, ristoranti e palme, bazar e musica dal vivo con le donne portoghesi che danzano. Intorno a Lisbona c'è un mondo: apprezzi la città e fuori dal suo perimetro trovi nuovi mondi. Come a Sintra, un'altra quarantina di minuti di viaggio questa volta da Rossio, dove si stende un'altra piazza lisbonese da non perdere. Si cammina all'insù, e le sue alture sono anche coperte da un sottile strato di nebbia. Non perdetevi la Ginjinha e buttatela giù tutta d'un fiato in bicchierini di cioccolata bianca o nera a vostra scelta, da ingoiare allo stesso modo. E il Porto. Alla "Loja Do Vinho" vi potete sedere come se foste in una cantina di vini, e vedrete sulle mensole intorno a voi bottiglie del celebre vino liquoroso di annata 1937 o 1964. Siete pronti a spendere dai novecento ai mille euro per portarvele a casa? Mi accontento di un calice e di un buon tagliere di salumi e formaggi, per ora. 

Se il vento sferza Lisbona e anche un po' tutta l'area portoghese, a Cabo da Roca, di fianco al grande faro e a lungo quello steccato oltre il quale c'è l'Atlantico, le raffiche sono insopportabili ed è impossibile persino quasi scattare una foto. Ma qui si può sognare. Acqua all'orizzonte, solo quella. Lo strapiombo a portata di occhi, quella grande stele che si erge e guarda verso l'infinito. Laggiù, a una distanza incalcolabile, l'America. Il profumo di libertà, il senso di evasione sconfinata, la consapevolezza di essere in un grande trampolino verso il mondo. I portoghesi talvolta vi guarderanno storti, forse non saranno il massimo della socievolezza il che tradisce il tipo spirito latino estroverso e empatico. Ma fateci un salto in Portogallo. Non vi serve fare amicizie, ma guardarvi intorno. E in mezzo a tanta inconsueti angoli a pochi minuti di treno o di macchina l'un dall'altro, vi accorgerete che sì, ci sono anche  delle persone quaggiù.

Stefano Ravaglia 

© Riproduzione riservata