Il testo, interpretato da Marianna De Pinto, unica attrice sul palco del Teatro Vascello, si ispira alla figura di Hannah Arendt. “La pescatrice di perle” è colei che raccoglie i tesori del pensiero e della tradizione che erano andati perduti ed è in grado di renderli attuali, di utilizzarli, talvolta, per raccontare il mondo e o per interpretare, spiegare, i momenti bui del tempo presente. Questo voleva fare Hannah Arendt ed è così che definiva il suo lavoro intellettuale e il suo essere al mondo: il pescare perle dagli abissi del mare, riconoscendone il valore incommensurabile.
“Le sue parole, unite ad alcune sue riflessioni, mettono in luce il rischio che le società corrono di avere un cedimento dell’etica. Si tratta di una tematica molto attuale”. Così commenta a margine dello spettacolo la regista e drammaturga pugliese, Valeria Simone. “Il mio spettacolo vuole porre delle domande. Sentivo il bisogno di far riflettere su certe questioni che riguardano l’attività del pensiero, la capacità di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato”. E, a proposito della banalità del male, tema affrontato dalla Arendt nei suoi scritti, la regista precisa: “Il male compare ogni qualvolta le persone non sono in grado di porsi delle domande, nelle forme più diverse. Quando questo accade, quando c’è la perdita della coscienza, il male può comparire”.
Infine, la Simone non può non commentare con gioia l’idea di essere stata la prima regista ad inaugurare la ripresa della stagione al Teatro Vascello, assiepato di pubblico: “Sono stata onorata di portare in scena il primo spettacolo teatrale a Roma. L’idea di tornare in teatro ed incontrare il pubblico mi ha fortemente emozionato. Per noi il teatro rappresenta la vita perché non lavorare non è semplicemente non guadagnare ma essere privati della propria identità di relazione con il mondo. E’ questo che dà senso alla nostra vita”
In vista del suo futuro e della mancanza della certezza di un nuovo “stop and go” la regista conclude: ”E’ fondamentale dare un segnale di continuità per una ragione politico – culturale. Proseguire a singhiozzi diventerebbe troppo complicato, sia per noi che per il pubblico.
Emanuele Pecoraro
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