E’ Andato In Scena Al Teatro Di Villa Torlonia Elena

E’ Andato In Scena Al Teatro Di Villa Torlonia Elena

Di Ghiannis Ritsos con Elena Arvigo

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Eppure chissà là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo tra ferri arrugginiti e ossi di tori e di cavalli, tra antichissimi tripodi su cui arde ancora un po' d'alloro e il fumo sale nel tramonto sfilacciandosi come un vello d’oro”.
 
Una straordinaria interpretazione della Arvigo nel ruolo di Elena, attenta indagatrice dell’animo umano, dopo la personale al Teatro Nazionale di Genova, è andato in scena al Teatro di Roma, nel suggestivo e prezioso teatro di Villa Torlonia, con lo spettacolo da lei diretto e interpretato “Elena” di Ghiannis Ritsos, traduzione di Nicola Crocetti, accompagnata sul palco dall’ attrice e cantante Monica Santoro.
 
“Elena è un poemetto, ispirato al personaggio mitico di Elena, regina di Sparta, moglie di Menelao, e fa parte della raccolta "Quarta dimensione”. La forma scelta da Ritsos è quella del monologo drammatico: un discorso che prende vita spesso dai ricordi, sciolto in versi e rivolti ad un personaggio che resta una muta presenza sulla scena. È stato scritto da Ritsos durante gli anni di detenzione nei campi di concentramento di Karlovasi (Samo) durante il regime militare dei colonnelli, che presero il potere in Grecia dal ‘67 al ‘74. Nel testo originale, il monologo è l’unico che presenti, davanti al nome dell’eroina, l’articolo determinativo: ‘H ‘Eλένη, quasi a dire: “proprio lei, Elena, la mia Elena”. L’Elena di Ritsos, vecchissima, dall’età indefinibile, immersa nei ricordi, riflette sul passare del tempo che tutto travolge; rievoca disincantata e lucidissima l’antico splendore; si duole dell’inevitabile perdita di senso delle cose: «a poco a poco le cose hanno perso senso, si sono svuotate; d’altronde ebbero mai alcun senso?”.
 
In uno spettacolo intenso, sublime la Arvigo che è mirabile nel narrare la solitudine di Elena, la regina di Sparta, magnifica nel fermare ogni parola con una semplicità indescrivibile. La voce di Elena incanta il pubblico, colorando il tempo che passa, carico di nostalgia.
 

La rappresentazione sul palco è pura poesia che, attraverso il teatro di Ritsos, fa rivive i miti e libera Elena dal suo stesso mito, regalando all’attrice la possibilità di essere un personaggio diverso: una donna.

In questo eterno naufragio c’è qualcosa che si salva: la desolata e inspiegabile bellezza di tutti quegli eventi che sembravano insignificanti e quel mistero vitale e inspiegabile   che si nasconde dentro ogni umano “resistere”: “Eppure – chissà – là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo.” 

 
Stefania Petrelli
 

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