La Visita Pastorale Di Papa Leone XIV A Sant’Angelo Lodigiano

La Visita Pastorale Di Papa Leone XIV A Sant’Angelo Lodigiano

Una giornata storica per la cittadina lodigiana

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In data odierna ha avuto luogo la visita pastorale di Papa Leone XIV a Sant’Angelo Lodigiano.

Proveniente in elicottero da Pavia, alle ore 18:56 il Sommo Pontefice è atterrato nel campo del locale stadio “Carlo Chiesa”, per poi dirigersi in papamobile alla basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Saverio Cabrini, ove hanno avuto luogo l’accoglienza da parte del vescovo di Lodi Maurizio Malvestiti, la venerazione del cuore di santa Francesca Saverio Cabrini e il discorso del Papa.

Alle 19:44 il Santo Padre si è accomiatato, per poi dirigersi (sempre in papamobile) allo stadio cittadino, da dove alle 20:17 è decollato per tornare in Vaticano.

Qui di seguito il discorso proferito da Papa Leone XIV nella basilica santangiolina.

Cari fratelli e sorelle, sono felice di salutare tutti voi, concittadini e conterranei di santa Francesca Saverio Cabrini.

Ringrazio il vescovo (monsignor Maurizio Malvestiti), il parroco, il sindaco e le altre autorità civili.

Sono qui per rendere omaggio a Madre Cabrini, patrona dei migranti, prima santa degli Stati Uniti d’America, nata qui a Sant’Angelo Lodigiano nel 1850 e morta a Chicago (la mia città natale) nel 1917.

Quando ho saputo che Sant’Angelo Lodigiano dista pochi chilometri da Pavia, ho pensato subito a cogliere l’occasione, ed eccomi qua.

Grazie della vostra calorosa accoglienza.

Così voi dimostrate l’amore della Chiesa laudense per il Papa, un amore che Madre Cabrini nutriva con singolare devozione e obbedienza.

Infatti, quando fu il momento della scelta decisiva sulla rotta da dare alla missione del suo istituto religioso, volle che fosse il Papa a indicarla. 

E Leone XIII fu chiaro: non a Oriente, ma a Occidente, al servizio delle migliaia di emigrati italiani in America, come già le aveva suggerito il vescovo di Piacenza (san Giovanni Battista Scalabrini).

Attraverso le voci di questi due pastori illuminati, Madre Cabrini interpretò i segni dei tempi e comprese che il sogno di andare in Cina, emulando san Francesco Saverio, si doveva realizzare là dove in quel momento maggiore era il bisogno.

Ma, care sorelle, cari fratelli, se guardiamo al mondo di oggi, che cosa dobbiamo dire? 

Quel segno, cioè il fenomeno migratorio, è entrato in una fase diversa, sicuramente più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa. 

Domandiamoci: se Madre Francesca vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? 

O meglio: che cosa direbbe il cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a lui e al servizio del suo Regno?

E che cosa le avrebbe chiesto un Papa, come Francesco, il quale (figlio di emigrati italiani) ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti chiave del suo pontificato? 

Carissimi, Papa Francesco ha voluto che la sua terza enciclica (Dilexit nos, che è risultata poi l’ultima) fosse dedicata all’amore umano e divino del cuore di Cristo, cioè a quel mistero di carità infinita, che è l’unico vero motore della vita di santa Cabrini, di tutto ciò che ha realizzato e, ancora più, di come lo ha fatto.

Ebbene, in questa enciclica Papa Francesco scrive: «L’attualità della devozione al cuore di Cristo è particolarmente evidente nell’opera evangelizzatrice ed educativa di numerose congregazioni religiose, femminili e maschili, che sono state segnate fin dalle loro origini da questa esperienza spirituale cristologica».

Da parte mia ho ereditato e portato avanti il magistero di Papa Francesco con l’esortazione apostolica Dilexi te, sull’amore verso i poveri.

E là dove si parla della carità nella forma di accompagnare i migranti compare, proprio accanto a san Giovanni Battista Scalabrini, la figura di santa Francesca Saverio Cabrini.

Il suo cuore materno, che non si dava pace, li raggiungeva dappertutto: nei tuguri, nelle carceri, nelle miniere.

Lei stessa ha scritto così: «Nessun lavoro sarà troppo difficile, nessuna terra troppo lontana, nessuna persona troppo ferita per l’amore del cuore di Gesù e per tutti coloro invitati ad essere portatori dell’amore di Cristo nel mondo».

Fratelli e sorelle, cosa c’è di più attuale di questo carisma?

Lo dico qui, davanti alle reliquie del cuore di Madre Cabrini, portate dalla casa madre di Codogno.

Lo dico salutando e ringraziando con affetto le sue figlie spirituali: le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù.

Cosa c’è di più attuale di un carisma missionario che si pone al servizio dei migranti?

Colgo dunque quest’occasione per rivolgere un appello, specialmente ai giovani: conoscete santa Francesca Cabrini!

Leggete i suoi scritti, pieni di passione per Gesù e per la missione, le sue lettere, i suoi diari di viaggio, gli appunti dei suoi ritiri.

Chi conosce Madre Cabrini ne rimane conquistato.

La sua anima era nello stesso tempo contemplativa e attiva, era immersa nell’amore del cuore di Cristo e questo le dava una capacità di lavoro e una forza d’animo straordinaria, coerentemente con il motto paolino che aveva scelto per l’Istituto: «Tutto posso in colui che mi dà la forza».

Questo appello lo rivolgo in modo speciale alla Chiesa che è a Lodi, che oggi mi ha accolto con tanto affetto.

E vorrei esprimerlo in forma di augurio: la Chiesa di san Bassiano si distingua sempre per quei tratti che risplendono in questa sua figlia così gloriosa.

Con il suo esempio e la sua intercessione, santa Cabrini vi aiuti a essere innamorati di Cristo, testimoni del suo Vangelo con stile operoso e generoso al servizio dei più poveri.

Vi aiuti a vivere una sinodalità effettiva, camminando uniti e tendendo insieme alla santità nella varietà dei doni e dei ministeri.

Per questo vi assicuro la mia preghiera.

Infine, prego il Signore per i missionari del Sacro Cuore di Gesù in ogni loro comunità. 

Dio li benedica e li rinnovi nella fedeltà al carisma di Madre Cabrini.

E possa la Chiesa intera guardare a questa stupenda missionaria dell’amore per imparare che cosa significa servire il Regno di Dio nel vivo della storia.

A tutti voi e a vostri cari, in parto di cuore, la benedizione apostolica.

Grazie.

Giuseppe Livraghi 

 

 

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