Il Plautus Festival ritorna ogni estate, da oltre sessant’anni, per ricordarci che il teatro, come scriveva Paolo Grassi nel 1946, “è una necessità collettiva, un bisogno dei cittadini, un pubblico servizio, alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco, un preziosissimo pubblico servizio nato per la collettività”.
Il palcoscenico, lungi dall'essere un'evasione dalla realtà, può trasformarsi, infatti, in uno spazio cruciale per affrontare le preoccupazioni sia del presente e sia di quelle che si stagliano all’orizzonte, per elaborarle e persino per immaginare un futuro diverso.
Fare teatro in questi anni assume, quindi, un significato ancora più profondo e vitale perché offre uno spazio di riflessione e comprensione: attraverso storie, personaggi e dialoghi, può aiutarci a comprendere le dinamiche della crisi economica, le radici dei conflitti e le implicazioni della crisi ambientale.
Il teatro, creando collettività e condivisione, ci rende spett-attori, coprotagonisti di narrazioni che ci appartengono, stimolandoci ad una immaginazione che diventa antidoto alla solitudine.
Fare teatro oggi è anche un atto di resistenza contro la mercificazione della cultura e la tendenza a considerare l'arte come un bene superfluo. Investire nel teatro, sostenere gli artisti e le compagnie significa riconoscere il valore intrinseco della creatività umana e la sua capacità di arricchire le nostre vite e la nostra società.
Il teatro antico poi - mission e vision del Plautus Festival -, con le sue tragedie e le sue commedie, non è l’impronta di vicende e linguaggi ormai estinti, ma l’eco di avvenimenti e sentimenti a noi vicini perché nulla è più attuale di ciò che è antico.
Del repertorio del Dramma Antico il Plautus Festival vuole essere presidio e ribalta affinché le voci e le testimonianze delle Antigoni e delle Cassandre, degli Edipo e dei Miles di ieri siano ancora monito e guida per le generazioni di oggi.
In un oggi nel quale la volgarità e l’arroganza, la violenza e l’insolenza ci assediano, sempre più spesso ci assale una struggente nostalgia per la bellezza del teatro. Sentiamo sempre più forte il bisogno di un linguaggio profondo e rispettoso, che lentamente ci conduca, anche con fatica, a comprendere e interpretare l’attualità.
Parafrasando ciò che diceva il grande Dostoevskij, l’umanità può fare a meno degli Inglesi, può fare a meno della Germania, niente è più facile che fare a meno anche di noi Italiani; per vivere non si ha bisogno né di scienza né di pane; soltanto la bellezza ci è indispensabile, perché senza bellezza non c’è più niente da fare in questo mondo!
E allora anche quest'anno si aprirà il sipario del Plautus Festival: lo dobbiamo al nostro pubblico ed alla nostra terra; lo dobbiamo alla generosità di attori e attrici che senza misura si donano al loro pubblico, lo dobbiamo alle Compagnie di produzione che con tenacia si “ostinano” a produrre spettacoli in contesti economici e normativi sempre più “scoraggianti”.
E allora: viva il teatro e viva il Plautus Festival.
Sarsina, Piazza San Francesco
CASINARIA di Aureliano Delisi, liberamente tratta da Casina, Pseudolo e Asinaria di Plauto, regia di Michele Pagliaroni, produzione Associazione Culturale “Centro Teatrale Universitario Cesare Questa” dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino.
Una nuova commedia di Plauto è stata ritrovata! Possibile?
Dopo il successo della sua Aulularia, il CTU torna a lavorare sul teatro plautino viaggiando tra il rigore scientifico e la libertà dell'invenzione scenica: amori contrastati, generazioni che

si scontrano tra scherzi e trappole per scatenare tutto il Comico che si può. In scena una compagnia unica nel suo genere, formata da teatranti di mestiere e studenti universitari. Plauto vive!
Sarsina, Piazzetta Lucio Pisone
NON FUI GENTILE, FUI GENTILESCHI di Roberto D'Alessandro e Federico Valdi, regia di Roberto D'Alessandro, con Debora Caprioglio, produzione Quadrifoglio srls.
La vita di Artemisia Gentileschi narrata da sé medesima.
Una pièce che racconta i trionfi, le sconfitte e la lotta dell’artista contro un sistema che la vorrebbe a casa ai fornelli, ad accudire la figlia, e che narra la sua ribellione al sistema attraverso la pittura, andando oltre ogni abisso di violenza subita per salire nel paradiso dell’Arte. Una risposta che risplende della vittoria femminile in un mondo governato da uomini.
Siamo nello studio di pittura di Artemisia, e lei è intenta a fare quello che di più ha amato fare nella vita, dipingere. Ci parla e ci racconta di sé, della sua vita a partire dall’infanzia. La perdita della madre, la vita di una bambina in una Roma del seicento. Artemisia capisce da subito quanto è difficile vivere in un mondo di uomini. Eppure in un mondo di uomini il padre, Orazio Gentileschi, la avvia subito ad un mestiere in cui le donne non erano nemmeno contemplate, la pittura. Lei si distingue rispetto ai fratelli ed ha una passione che la tiene ore ed ore a disegnare un viso fino a quando non ne coglie la somiglianza. Grazie al padre conosce i più grandi pittori, addirittura Caravaggio. Ed il padre la affida ad un suo amico perché impari e migliori nell’arte della pittura, Agostino Tassi....
Sarsina, Piazzetta Lucio Pisone
EDIPO TRAGEDIA CIECA di Giampiero Pizzol, regia di Daniela Piccari, produzione Centro Diego Fabbri ETS di Forlì.
Lo spettacolo – messo in scena da persone non vedenti che, in passato, avevano usufruito dell’audiodescrizione degli spettacoli grazie al progetto “Teatro No Limits” - nasce dall'incontro di Luca Lepri, divenuto a 45 anni completamente non vedente a causa di un melanoma, e Paolo De Lorenzi, direttore del Centro Diego Fabbri.
Inizialmente pensato per descrivere la sua storia, drammatica ed emblematica, sono via via affiorate storie personali e storie antiche e, tra queste, la tragedia più greca e più “cieca” che esista: Edipo.
Una vicenda che fa calare il buio sui misfatti, dove il protagonista si acceca e due fratelli si fan guerra accecati dall'odio, mentre l'unico a vederci chiaro è Tiresia, il veggente cieco.
Il destino oscuro incombe su ciascuno, non solo in teatro ma nella vita. Crediamo di tenere in pugno il passato, consumiamo in fretta il presente, ma sul futuro siamo tutti ugualmente ciechi. Ci sarà un domani? E noi ci saremo? Andrà davvero tutto bene?
Dunque, salire sul palco è cercare una luce seguendo una voce, ascoltare un coro di voci e tante storie in una. Non necessariamente con i pesanti coturni antichi, ma col passo leggero di questa tragica e comica commedia umana che tutti ferisce e consola, smarrisce e sorprende, rattrista e rallegra. E alla fine si può anche trovare la strada seguendo i passi di una donna: Antigone, l'accompagnatrice che ci guida verso l'uscita.
Quando si resta nell’oscurità conviene fermarsi e tendere l'orecchio per ascoltare solo ciò che di più autentico rimane.
Martedì 22 LUGLIO – Prima nazionale
Sarsina, Piazzetta Lucio Pisone
AMLETO – Un granello nell’occhio della mente dall’Amleto di William Shakespeare, adattamento di Jared McNeill e Manuele Morgese, regia di Jared McNeill, produzione TeatroZeta Aps.
In che misura la vendetta è giustizia? È una domanda senza tempo, purtroppo più attuale che mai.
Ambientato nella notte infinita di un incubo ricorrente, questo adattamento di Amleto riduce la storia all'essenziale, esplorando la discesa nella paranoia di un principe negato mentre segue il fantasma di suo padre nel decadimento.
L'adattamento si addentra nella psiche di Amleto mentre naviga in un paesaggio di rovina nella sua mente morente, confondendo i confini tra realtà e allucinazione attraverso il linguaggio visivo del sogno e dell'ombra, ed esaminando la sua complicità in atti orribili come guidata da un'ossessione senza prove concrete di alcun crimine.

Sarsina, Arena Plautina
ANFITRIONE di Plauto, regia di Emilio Solfrizzi, con Emilio Solfrizzi, produzione Compagnia Moliere.
La trama ruota attorno a un soldato di nome Anfitrione e al suo servo Sosia, che tornano a casa dopo una lunga campagna militare. Tuttavia Giove, affascinato dalla bella moglie di Anfitrione, Alcmena, decide di assumerne l’aspetto per conquistarla. Nel frattempo il vero Anfitrione ignaro, si scontra con Sosia e si sviluppano una serie di equivoci, situazioni buffe e colpi di scena. Inganni che creano una girandola di situazioni esilaranti in cui i personaggi si confondono sulla vera identità di chi hanno di fronte offrendo al pubblico uno spettacolo spassoso e leggero. Un’opera incredibilmente divertente ma anche una fonte preziosa e importante per il suo valore storico linguistico che può essere usata come lente attraverso cui analizzare e commentare la contemporaneità.
Insomma, un Plauto modernissimo: quante volte pensiamo di aver di fronte qualcuno ed invece abbiamo di fronte qualcun altro sbagliando le nostre valutazioni? O viceversa: quanto spesso non siamo all’altezza dei ruoli che gli altri ci danno?
Questo ormai accade tanto nella vita vera, quella di tutti i giorni, quanto (se non soprattutto) in quella digitale, quella dei social.
Venerdì 25 LUGLIO - Prima assoluta
Sarsina, Piazzetta Lucio Pisone
BIGLIETTO DA VISITA (Carte de visite), un insieme di racconti visuali e sonori messi in scena dagli allievi dell'ultimo ciclo della EIMCD - Ècole Internationale de Mime Corporel Dramatique di Parigi, diretta da Natalie Stadelmann e Ivan Bacciocchi.
Lo spettacolo propone, attraverso un percorso evocativo e narrativo, di far conoscere le figure classiche della nostra arte come La Lavandaia di Etienne Decroux e di rivisitare le figure mitiche della nostra letteratura, come il Don Chisciotte.
Nell'esplorazione costante dei limiti di un teatro del corpo, i nostri attori Mimi proporranno i frutti delle loro ricerche dove la parola non sempre esclusa.
Lo spettacolo è allestito a conclusione della quarta edizione della “Summer School Sarsina- Italie” di formazione al teatro burlesco e al mimo corporeo di Etienne Decroux, che si svolgerà a Sarsina nel prossimo mese di luglio. I formatori della summer school, rivolta sia a professionisti che ad appassionati, sono Natalie Stadelmann, Ivan Bacciocchi e Jean- Claude Cottilard.
Sarsina, Arena Plautina
LA BISBETICA DOMATA di William Shakespeare, adattamento e drammaturgia di Francesco Niccolini, regia di Roberto Aldorasi, con Amanda Sandrelli, produzione Arca Azzurra.
Caterina della Bisbetica domata è un personaggio ambiguo e questo lo rende affascinante: è antipatica, intransigente, pure sboccata e integralista, qualcuno dice pure pazza. Ma libera. Adolescenziale e romantica, altro che bisbetica: sogna un mondo in cui ci si sposa per amore. Ma nella Pisa della Bisbetica tutti i protagonisti sono ambigui e macchiati da colpe. In una società profondamente maschilista, una Caterina addomesticata era un bel personaggio comico; la Bisbetica era una edificante commedia a lieto fine, la commedia della “selvaggia addomesticata”.
Solo che non è edificante e non è a lieto fine. Caterina vorrebbe riscrivere le regole, dire di no a madre e sposo canaglia: gliela fanno pagare. L’umiliazione è totale, la violenza che subisce disgustosa e pianificata fin dalla prima battuta di Petruccio: lui punta solo a dominare la bella e ricca Caterina, e sa come fare a piegarla, con le buone o con le cattive. Da un lato della scena si ride, ci si traveste, ci si manda baci e dichiarazione d'amore, dall'altro si esercita la violenza a livelli da incubo. Ma il peggio accade quando la porta si chiude e noi non vediamo né sentiamo più. Là dietro non arriva nessun principe azzurro che ti salva. Caterina piega la testa, ridotta peggio di un cagnolino: di Caterina, quella ragazza tutto pepe e rivolta, che sognava di innamorarsi, non c'è più traccia. Obbligata all'umiliazione totale, tutti le voltano le spalle: cosa la attende tra le mura di casa, è un problema tutto suo. Noi qui, dall'altro lato della scena, possiamo soltanto fingere di essere felici.

Venerdì 1° agosto – Prima nazionale
Sarsina, Arena Plautina
TRAPULÒN di Aldo Spallicci dallo Pseudolo di Plauto, regia di Gigi Palla, con Barbara Abbondanza e Camillo Grassi, musiche di Francesco Balilla Pratella eseguite dal vivo dagli allievi del Conservatorio Maderna-Lettimi. Lo spettacolo, prodotto dal Plautus Festival, è realizzato da “La bottega del Teatro Franco Mescolini” di Cesena.
Con questo spettacolo la Bottega del Teatro FM prosegue il suo percorso di rilettura della commedia classica greco/latina portando in scena lo Pseudolus di Plauto nella traduzione in versi romagnoli di Aldo Spallici (1886-1973).
Trapulòn è una commedia che s’intreccia in modo solido, pur senza gravità, indagando la lingua volgare dei luoghi nei quali Plauto nacque, grazie anche al supporto delle musiche di scena composte da Francesco Balilla Pratella nel 1947.
Il progetto proposto e realizzato dalla Bottega del Teatro è, quindi, un evento unico e di importanza nazionale.
La Compagnia e il regista, con questa proposta, non intendono operare un recupero filologico frutto della collaborazione tra Spallicci e Pratella, ma considerano fondamentale sottolineare la freschezza della proposta plautina nella rilettura linguistica e della tradizione romagnola...
Sarsina, Arena Plautina
COMMEDIA INCOMPIUTA scritto e diretto da Luca Cairati, produzione Centro Teatro dei Navigli.
La storia narra di un amore impossibile tra Isabella e Flaminio, osteggiato dal vecchio Pantalone, che nella commedia impersonificherà il male assoluto dal quale fuggire.
Arlecchino e Smeraldina andranno in soccorso dei loro padroni e, attraverso agnizioni e travestimenti di ogni sorta, li condurranno in un viaggio surreale e caleidoscopico nel quale l’amore trionferà.
Come scenografia un vecchio carro, emblema delle antiche compagnie dei comici dell’arte, capace di trasformarsi di volta in volta, seguendo lo sviluppo drammaturgico della storia: da teatro dei burattini a casa di Isabella, da palcoscenico a carro volante, che trasporterà le maschere nello spazio, per poi arrivare sulla luna.
La commedia è una metafora perfetta del viaggio iniziatico alla ricerca di se stessi e della relazione che si interpone tra la maschera, simbolo di finzione, e la ricerca della verità.
Valore aggiunto dello spettacolo è l’inserimento della LIS, la lingua dei segni italiana. L’intenzione registica è quella di amalgamare la LIS con la gestualità teatrale e con la multidisciplinarietà già protagonista di “Commedia Incompiuta”, confezionando un prodotto unico e inclusivo. L’ambizione di Teatro dei Navigli è quella di intraprendere il percorso della produzione di spettacoli fruibili sia da un pubblico udente, quanto da un pubblico non udente. Per l’inserimento della LIS all’interno il Centro Teatro dei Navigli si è avvalso della collaborazione dell’interprete LIS Cesare Benedetti.
Mercoledì 6 AGOSTO – Prima nazionale
Sarsina, Arena Plautina
L’ODISSEA DELLE DONNE di Marilù Oliva, un progetto a cura di Federica Di Martino, regia di Cinzia Maccagnano, produzione Effimera.
“L’odissea delle donne” è uno spettacolo tratto dal romanzo di Marilù Oliva “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre” (2020), una riscrittura del celebre poema omerico divenuta best-seller, narrato dal punto di vista delle donne che si imbatterono nell’eroe.
L’Odissea è raccontata, non solo come viaggio di un uomo, ma anche come storia d’amore di molte donne.
C’é Calipso che, avvinta dalle sue stesse reti di seduzione, si innamora di Ulisse ma deve lasciarlo andare. C’è Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto e ci sono le Sirene, ciecamente decise a distruggerlo. C’è Nausicaa, seduttrice immatura ma potente, che non osa nemmeno toccarlo. C’è Circe dominatrice che disprezza i maschi finché non ne incontra una diverso da tutti gli altri. E naturalmente c’è lei, Penelope, la sposa che non si limita ad attendere il marito, ma gli è pari in astuzia e caparbietà. Alle loro voci fa da controcanto quella di Atena, “dea ex machina”, che sprona sia Telemaco che Ulisse a fare ciò che devono.

In un curioso e riuscito alternarsi di punti di vista torna in vita e vibra di nuovi significati un classico immortale, in una narrazione che vola alta sulla varietà e sulla verità dei sentimenti umani. Uno spettacolo nel quale saranno le donne a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, ciascuna protagonista di una tappa della grande avventura, ribaltando la prospettiva unica del maschile, nella polifonia del femminile che conquista, risolve, combatte.
Sarsina, Arena Plautina
VOLPONE, di Ben Jonson, regia di Carlo Emilio Lerici, con Edoardo Siravo e
Francesca Bianco, coproduzione Teatro Belli e Làros di Gino Caudai.
Scritta da Ben Jonson nel 1606, e portata in scena lo stesso anno al Globe Theatre di Londra, la commedia è un grande classico del teatro inglese e rappresenta il capolavoro di un autore che insieme a Shakespeare e a Marlowe ha dato vita al periodo di maggiore splendore del teatro britannico: il teatro elisabettiano.
Protagonisti assoluti sono il denaro e la menzogna, in un parallelo sconvolgente con i nostri tempi, in cui sembra più importante avere ed apparire che essere. Da questi due elementi nasce il senso ultimo della commedia: una visione cinica della natura umana.
Un’accusa violenta e feroce dove la satira si stempera in un ghigno. I due protagonisti sono Volpone e Mosca. Il primo, un’autentica canaglia votata al male, che ha una sua ”grandezza” nel perseguire con entusiasmo e con inesauribile fantasia la sua discesa agli inferi, il secondo, il suo parassita, il grande architetto, che ha la furbizia dei servi del teatro latino e della commedia italiana del 500, e probabilmente la più grande raffigurazione del personaggio machiavellico nel teatro inglese.
Entrambi agiscono con fredda determinazione non curandosi delle ”vittime” che cadono davanti a loro.
Sarsina, Arena Plautina
ORESTE di Euripide, adattamento e regia di Alessandro Machìa, con Pino Quartullo, produzione Làros di Gino Caudai e Compagnia Zerkalo
Rappresentato per la prima volta nel 408 a.C. in un’Atene logorata dalla guerra e ormai vicina alla sconfitta definitiva, l’Oreste di Euripide è la libera e corrosiva rilettura di uno dei miti più rappresentati nel teatro tragico.
Oreste, braccato dalle Erinni e preda dei rimorsi per il matricidio commesso, viene condannato a morte dall’assemblea degli Argivi. Abbandonato al suo destino dal dio Apollo, che l’aveva spinto al delitto, e dal pavido zio Menelao, che ritorna vanesio e trionfatore fingendosi estraneo a ogni responsabilità; perseguitato dalle Erinni e in preda al deliquio, in uno stato di profonda prostrazione psichica, Oreste medita una sanguinaria vendetta su Elena e Menelao - questa sì totalmente libera e pienamente cosciente. Un piano che non porterà a termine per il bizzarro ed estremo intervento di Apollo, che imporrà la tregua tra il giovane matricida e Menelao, divinizzando Elena.
Vicenda cupa e angosciosa dal finale solo apparentemente lieto, questa tragedia è una delle più riuscite prove drammaturgiche di Euripide. Qui, ancor più che nell’Ifigenia in Aulide, emerge in maniera potente la convenzionalità del deus ex machina euripideo, l’insufficienza degli dèi olimpici e la solitudine dell’uomo, abbandonato alle sue scelte e alla sua coscienza.
Sarsina, Arena Plautina
ARLECCHINO MUTO PER SPAVENTO, soggetto originale e regia di Marco Zoppello,
produzione StivalaccioTeatro.
Arlecchino muto per spavento è un gioiello riscoperto della Commedia dell’Arte, che torna a brillare grazie alla sensibilità e all’estro della compagnia Stivalaccio Teatro.
Siamo nel 1716, quando Luigi Riccoboni, anima e mente del teatro italiano in esilio, inventa un canovaccio ingegnoso per dare voce – o meglio, silenzio – al nuovo Arlecchino, Tommaso Visentini, muto “per spavento”. Nasce così una farsa di amori contrastati, intrighi, travestimenti e lazzi, in cui la parola cede spesso il passo al gesto, alla maschera, alla poesia del corpo. Stivalaccio Teatro, erede moderno di quella tradizione secolare, porta in scena uno spettacolo che è gioco, invenzione e memoria viva del teatro popolare. Con maestria, canto, danza e improvvisazione, la compagnia intreccia il linguaggio del passato
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con lo sguardo del presente, creando un “teatro d’arte per tutti”, capace di emozionare e divertire. Un omaggio sentito e vibrante al potere evocativo del palcoscenico.
Il Plautus festival è realizzato grazie ai munifici contributi del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo, della Regione Emilia-Romagna e della Destinazione Turistica Romagna, nonché da OROGEL e da altre numerose società private: a tutti costoro va il ringraziamento dell’Amministrazione Comunale, degli artisti e del pubblico del Plautus Festival.
Si rinnova anche quest’anno la collaborazione con il Centro Diego Fabbri di Forlì e Incontri Internazionali Diego Fabbri APS per l’audiodescrizione dei seguenti quattro spettacoli, nell’ambito del progetto “TEATRO NO LIMITS”:
ü 20 Luglio: Edipo tragedia cieca di Giampiero Pizzol;
ü 29 Luglio: La bisbetica domata di William Shakespare;
ü 9 Agosto: Volpone di Ben Jonson;
ü 12 agosto: Oreste di Euripide.
Per maggiori informazioni: https://plautusfestival.it/info-e-contatti/audiodescrizione/
ü Comune di Sarsina Ufficio Cultura
Largo Alcide De Gasperi, 9 - 47027 Sarsina FC
- Tel. 0547 94901
- cultura@comune.sarsina.fc.it
- organizzazione@plautusfestival.it
ü Ufficio Teatro (dal 7 luglio)
Via IV Novembre, 13 - 47027 Sarsina FC
- Tel. 0547 698102
ü Inizio spettacoli: ore 21:15
ü Prezzi:
- Poltronissime …………….……………… € 25,00
- I Settore ………………………….…… € 20,00
- II Settore …………………….………… € 18,00
- II Settore - Ridotti Studenti …….….… € 10,00
- Abbonamento Poltronissime ………… € 170,00
- Abbonamento I Settore ………….….… € 140,00
- Spettacoli in Piazzetta Lucio Pisone …… € 5,00
ü Biglietteria online VIVATICKET: www.vivaticket.com/it/
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