Enza Li Gioi

Non siamo nati per essere la metà di qualcuno ma per cercare di giungere alla perfezione come singoli essere umani

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Enza Li Gioi, autrice dello spettacolo Emma B. trasposizione in chiave moderna di Madame Bovary che verrà rappresentato al teatro Lo Spazio dal 28 febbraio al 5 marzo, ha parlato della pièce che ha scritto e non solo. Nel corso dell’intervista rilasciata per Unfolding Roma, Enza Li Gioi ha affrontato diverse tematiche che riguardano la sua attività, tra cui anche il caffè letterario “Lettere Caffè” da lei creato, e ha anche dato un parere su argomenti di attualità.

Parliamo di Emma B. cioè dello spettacolo che presto andrà in scena al teatro Lo Spazio. Si tratta di una pièce liberamente tratta da Madame Bovary: cosa c’è in comune e cosa no con il romanzo?

Emma B. è una trasposizione in chiave moderna dell'opera di Flaubert. Ho lasciato i nomi dei personaggi e l'ambientazione nella provincia francese anche se la storia è quasi completamente inventata e solo in un caso ho utilizzato una frase dell'opera che mi ha particolarmente colpito. Emma è una donna di oggi, che passa molto tempo sui social network, è la moglie annoiata di un medico di provincia che non ama e sogna l'amore vero, quello passionale. Una specie di Disperate Houswife insomma. E' una finta anoressica che si abbuffa di biscotti e manifesta tutti i problemi alimentari in gran voga al momento attuale. Inoltre lo spettacolo ha una vena fortemente comica a differenza del romanzo che com'è noto è invece piuttosto drammatico.

 

Cosa l’ha ispirata e spinta a proporre la trasposizione di Madame Bovary?

La protagonista della commedia, Eleonora Manara, mi ha coinvolta in un suo sogno, quello di interpretare sulla scena Madame Bovary e mi ha chiesto di scriverle una riduzione per il teatro. Naturalmente bisognava trovare una chiave adatta in quanto l'eroina di Flaubert era un'esile ragazza di 25 anni mentre Eleonora è una cinquantenne di una bellezza giunonica. E' evidente che l'opera doveva necessariamente avere un tono ironico ed evolvere verso un finale più ottimistico.

Visto che si tratta di una lettura in chiave moderna della storia del 1856, allora può dirmi quali sono gli aspetti che rendono attuale la storia di Flaubert?

L'attualità della storia sta proprio in questo: mentre nell'Ottocento una donna già a trent'anni era considerata finita, oggi una cinquantenne può comportarsi come una trentenne senza sembrare troppo ridicola e imprimere alla propria vita svolte inaspettate, addirittura rivoluzionarie. Cosa che accade ogni giorno anche in donne più anziane.

Cosa ne pensa del tradimento? La morale di un tempo è diversa o no da quella del passato? Soprattutto perché tuttora si continua a fare una differenza tra il tradimento di una donna rispetto a quello di un uomo.

Il tradimento è una cosa brutta. E' una cosa odiosa ma nel rapporto di coppia e soprattutto nel matrimonio il tradimento peggiore è quello di se stessi. Troppo spesso alla pacifica convivenza si sacrificano sogni e aspirazioni, gusti e desideri, il che fa dell'unione tra due persone la cosiddetta 'tomba dell'amore'. Spesso il tradimento con un'altra donna o con un altro uomo non sono che la pallida copia di quel peccato originale: il tradimento di noi stessi. Non siamo nati per essere la metà di qualcuno e il nostro compito non è quello di realizzare la coppia perfetta bensì quello di cercare di giungere alla perfezione come singoli esseri umani. Tradire se stessi è dunque una cosa orribile e genera buona parte dell'infelicità che si vede in giro.

Oltre a scrivere per il teatro, ha realizzato anche romanzi e commedie noir. Qual è il genere che più la stimola?

Sì, ho pubblicato quattro romanzi e diverse commedie. Nonché innumerevoli racconti. La mia non è la vena noir tradizionale, nel senso che non necessariamente parlo di delitti e assolutamente mai dell'intervento di polizia o carabinieri. Il mio è uno sguardo un po' nero e un po' ironico sulla realtà, sul disagio del vivere. Le malefatte dei miei protagonisti non sono mai punite dalla legge ma rimangono dentro i personaggi stessi come una pennellata scura e indelebile che modella i loro destini.

Che ne pensa del mondo dell’editoria di oggi, con l’avvento degli e-book e rispetto al mondo letterario cartaceo?

L'editoria di oggi ha perso lo spirito che la animava nel passato. Si editano libri come si potrebbero produrre saponette o merendine. Purché vendano, purtroppo.

Ha fondato a Trastevere il caffè letterario “Lettere Caffè”, può parlare di questa iniziativa e delle idee che l’hanno spinta a crearlo?

Il Lettere Caffè nasce alla fine degli anni Novanta come un progetto più complesso che comprendeva anche una bellissima rivista letteraria che si chiamava appunto Lettere - il Mensile dell'Italia che Scrive, ed era aperto ai contributi dei lettori. Vi collaboravano a titolo gratuito Dario Fo, Mario Monicelli, Monica Vitti, Vittorio Sgarbi, Margherita Hack, Maurizio Costanzo, Sabino Acquaviva, Elena Gianini Belotti, Carmen Moravia e altri. Il direttore responsabile era Saverio Tutino, grande giornalista e fondatore dell'Archivio Diaristico Nazionale. Io ero il direttore editoriale e la fondatrice della testata. Fu una bellissima avventura che purtroppo durò solo due anni. Il Lettere Caffè prende il nome e lo spirito della rivista essendo aperto al contributo di musicisti, poeti, attori e artisti di ogni genere. Esiste ormai da 18 anni ed è stato il primo caffè letterario di nuova concezione in Italia, aprendo la strada in seguito a molti altri.

Oggi lavorare nel mondo dell’editoria e del teatro è molto difficile, se dovesse dare dei consigli a chi vorrebbe intraprendere il suo stesso percorso cosa direbbe?

Oggi purtroppo non c'è una cosa che non sia difficile. Del resto le cose facili non lasciano alcun segno come si vede dalla vacuità e dall'obsolescenza di tutto ciò che viene proposto dai media e dal mondo della 'cultura' in generale, dove manca del tutto lo spirito innovativo. Se c'è un'idea nuova quindi va perseguita a dispetto delle avversità.

In generale il mondo del lavoro adesso in Italia diventa sempre più complicato: lei cosa ne pensa della situazione attuale che vive il nostro paese?

Bisogna cambiare la prospettiva secondo me. La tecnologia allontana sempre più l'uomo dal mondo del lavoro. Ma ci sono settori dove l'uomo sarà sempre indispensabile. E sono quelli dell'arte, della bellezza, della cultura vera. In Italia, viene detto da molti, per il suo immenso patrimonio artistico e per le sue bellezze naturali, non ci sarebbe bisogno di tenere in piedi fabbriche o altro, il turismo e la conservazione del patrimonio naturale e culturale potrebbero da soli assorbire tutta la forza lavoro esistente.

Qual è il suo pensiero sulle ultime tragedie che hanno colpito il nostro paese con i terremoti nel centro Italia?

E' stato detto molto sulle immani tragedie che hanno colpito il Centro Italia ultimamente e a prescindere dalla pietà umana e dalla solidarietà con chi ha subito queste tragedie e ancora le subisce, l'accanimento della natura su queste zone fa a volte vacillare la mente e sconfinare nell'irrazionalità. Terremoti, neve, valanghe che seppelliscono fabbricati, soccorritori che periscono in strani incidenti. A volte davvero la realtà supera la letteratura.

Di recente numerosi insegnanti italiani hanno denunciato le carenze che gli studenti hanno nell’uso corretto della lingua italiana. Visto che lei lavora con le parole, la grammatica, cosa pensa di questo problema che fondamentalmente sta portando probabilmente all’estinzione di un numero importante di vocaboli, modi di dire e invece apre all’uso di slang ed espressioni gergali?

Non è tanto l'uso degli slang che mi preoccupa poiché spesso linguaggi giovanili o di ristrette cerchie hanno arricchito la lingua. Quello che invece preoccupa è questa fretta che domina tutti, la supposta mancanza di tempo per leggere più di tre righe figurarsi un libro, la tendenza ad abbreviare tutte le parole, compresi i nomi propri, riducendole a alle sole consonanti e soprattutto l'insopportabile irruzione della lingua inglese anche dove ci sarebbero elegantissime possibilità di utilizzare il corrispondente termine italiano. Anche nei dibattiti televisivi si sentono politici e uomini di cultura inserire termini inglesi mal pronunciati in continuazione. Ecco, per porre termine a questo scempio della nostra bellissima lingua scenderei volentieri in piazza.

È appassionata di musica? Essendo autrice e scrittrice le chiedo se ha seguito il Festival di Sanremo, se sa chi ha vinto e se c’è una canzone o un testo che l’ha colpita.

Adoro la musica e ne sono una grande ascoltatrice. Entrambi i miei figli sono cultori della musica e uno dei due ne ha fatto la sua professione. Non ho seguito il Festival di Sanremo, non per snobismo ma perché tutte le sere le trascorro al Lettere Caffè e quando ho un giorno libero sinceramente preferisco andare al cinema o a teatro. In un telegiornale ho sentito un breve pezzo della canzone vincente e ho pensato ai grandi cantautori italiani, De André, Dalla, De Gregori, Venditti eccetera. Questo brano regge il confronto? Siamo alle solite. Nella cultura ci vuole innovazione e almeno un tentativo di superare o quantomeno di eguagliare l'esistente. E qui sinceramente non mi è sembrato di vedere tutto ciò. Ma mi ripropongo di ascoltarla meglio.

 

Tornando a lei qual è il libro o lo spettacolo che ha pubblicato o realizzato nel corso della sua carriera a cui è più legata?

Sono molto legata al mio primo libro, Civico 38, una storia fatta delle singole storie degli abitanti anziani e folli di un condominio borghese romano. Esiste di questo anche una sceneggiatura che attende pazientemente di essere presa in considerazione da qualcuno. Sono molto legata anche ai miei spettacoli e in modo particolare a A Chi Gioverebbe? - Delitto e Castigo in Una Casa di Piacere, che tratta dei famosi bordelli, chiusi dalla legge Merlin nel 1958. Mi ripropongo infatti di rimetterlo in scena visto l'avvicinarsi dell'anniversario di quella famosa legge.

Ha progetti per il futuro: altri spettacoli o un libro?

Per il momento mi dedico anima e corpo a Emma B. Maper l'8 marzo farò leggere al Lettere Caffè da un'attrice che apprezzo molto, Daniela Cavallini, un monologo piuttosto noir sul tema della violenza sessuale.

Per chiudere l'intervista, l’ultima domanda è su Emma B.:cosa pensa che gli spettatori possano scoprire venendo a teatro per assistere allo spettacolo?

Prima di tutto si divertiranno molto e specialmente gli uomini scopriranno nuove cose sulle donne. Lo spettacolo è tutto femminile, nella parte realizzativa, si avvale, infatti, della regia della fantastica Sabina Pariante, donna di cinema ma entusiasta del teatro, della direzione artistica di Mariaelena Masetti Zannini, vulcanica scrittrice di teatro e regista, e naturalmente della protagonista, la sensuale Eleonora Manara, unica donna in scena contornata da attori di grande valore ed esperienza quali Francesco Laruffa, Gabriele Tuccimei, Tony Caporale e il giovane Davida Mastinu. Per la parte tecnica siamo sostenuti dal nostro insostituibile Carlo Sabelli. Scene di Antonio Bonaviri e costumi di Antonio Ventura.

Grazie a Enza Li Gioi per l’intervista.

Sabrina Redi

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