May you live in interesting Times è il titolo della 59 biennale internazionale di Venezia e come scrive il curatore Ralph Rugoff:" Si tratta di una mostra che cerca di trarre il meglio dall'abilità dell'arte nel mostrare alle persone modalità fino ad allora trascurate di come stare al mondo ,affinché possano modificarne ,anche se per poco, la propria visione e la posizione che occupano all' interno di questo universo. Ecco cosa significa vivere in tempi interessanti." Quindi si tratta di una Biennale interattiva che porta il visitatore ad interagire con le opere. Da qui la scelta di selezionare artisti il cui fare arte ha proprio la prerogativa di alimentare questo scambio; "un'arte che funge da catalizzatore invitando al dialogo e stimolandolo". Tra le innumerevoli tematiche affrontate dagli artisti, interessante è l'attenzione colta da alcuni verso l'intelligenza artificiale ; palese espressione di come l'obiettivo sia ricordare al pubblico come questa realtà di cui si parla sempre di più negli ultimi anni si stia avvicinando velocemente nella vita dell'uomo; arrivando ad influenzarne il vivere quotidiano in tutto. Proprio questo si evince dal titolo che se sei consapevole di cosa accadrà sarai in grado anche di vivere in armonia con il futuro che arriverà. A tal proposito interessante il lavoro di Ian Cheng che utilizza strumenti provenienti dalla programmazione informatica andando a creare "luoghi viventi" che sono nelle condizioni di cambiare ed evolversi. Nel padiglione centrale è stato presentato da questo artista ,una forma di intelligenza artificiale i cui comportamenti e la cui esistenza sono supportati da interazioni con l'uomo che ne influenza le azioni tramite un'app iOS .BOB si evolve ed è una figura che non è gestita da un'unica personalità ma da tante piccole personalità. BOB è un bambino che può equilibrare piaceri, dolori e sogni solo con il tempo ,con empatia e commettendo anche errori. Interessante anche il lavoro di Sun Yuan e Peng Yu che suscitano nell'osservatore con i loro lavori stati di tensione emotiva e stupore. Un'imponente e grande installazione meccanica si muove all'interno di una gabbia trasparente e chiusa. Questa macchina asseconda con i suoi movimenti la volontà di chi l'ha creata. È stata programmata per effettuare 32 movimenti; dalla stretta di mano all'inchino. Il fluido all'interno della gabbia ,grazie a questa macchina rimane sempre al suo posto; quindi sempre dentro una stessa area così come vogliono i suoi creatori. Il rapporto tra il fluido e la macchina permette di porsi domande sulla vulnerabilità e la interconnessione tra ciò che è organico e ciò che è meccanico. Paradossale poi che, proprio ora, che il mondo dell'arte rimane scioccato di fronte alle opere d'arte realizzate con l'intelligenza artificiale, si affaccia un'artista Hito Steyerl che mette in discussione l'AI stessa facendosi portavoce di un domani sul quale è necessario cominciate a riflettere. In this is the future ,l'installazione presentata all'Arsenale, si vede una donna che cerca di ricercare il giardino che aveva nascosto nel futuro. Il visitatore si trova a camminare su delle passerelle dove scorrono immagini di fiori che appaiono e scompaiono come una fantasia algoritmica. Questi fiori nascono e crescono, ma in realtà non esistono; il giardino è scomparso nel futuro ,un futuro del quale non sappiamo nulla; tutto questo perchè l'AI non prevede il futuro. Non possiamo affidare il domani e le nostre speranze esclusivamente al mondo dell'automazione; che pur ricca di potenziale va comunque sempre gestita prioritariamente dall'essere umano. Presente alla biennale anche l'arte figurativa. Interessanti le opere di Henry Taylor che popola le sue opere con un'enorme varietà di soggetti ,che oscillano tra perdenti e persone di successo .Egli cerca di rappresentare la realtà nera e gli ingranaggi talvolta ingiusti della vita americana. Per la fotografia interessanti le opere di Mari Katayami ;dove l'artista è ritratta circondata da oggetti ;usandosi ,lei stessa, dal corpo amputato, alla stregua di un qualsiasi oggetto. Affascinante l'installazione After Illusion del padiglione Arabia Saudita ; qui l'artista Zahrah Al Ghamadi crea un dialogo creativo tra lui e il materiale della sua casa; si tratta di un viaggio in un mondo immaginario creato dall'artista per trovare consolazione e supporto nel cammino verso la sua realizzazione. Un viaggio nell'illusione con il tentativo di trovare la verità. Una Biennale ,dal profilo di ricerca altissimo, Con un grande slancio di osservazione e riflessione sul futuro. Un'esposizione dove è possibile leggere ciò che potrebbe accadere attraverso le diverse tecniche di comunicazione artistiche; dalla video arte, alla pittura all'intelligenza artificiale. Diventa in tutte le sue forme dialogante con il pubblico ; che è costretto a pensare e a porsi domande ;portandolo inevitabilmente a confrontarsi anche con gli altri visitatori. Definirei "accentratrice" e quindi accattivante la comunicazione di questa 59 esposizione internazionale che proseguirà fino al 24 novembre.
Maria Laura Perilli
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