Il Grande Oriente In Una Preziosa Mostra A Roma A Palazzo Braschi

Il Grande Oriente In Una Preziosa Mostra A Roma A Palazzo Braschi

UKIYOE per una visione inedita del periodo Edo. In mostra centocinquanta capolavori dell'arte giapponese

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Promossa da Roma Capitale, inaugurata dall'Assessore alla Cultura Miguel Gotor, in sinergia con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con la collaborazione del Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova e il Museo delle Civiltà di Roma, prodotta da MondoMostre, di ritorno a Roma dopo 6 anni, con il supporto di Zètema e curata dalla storica giapponese Rossella Menegazzo, apre la grande mostra Il mondo fluttuante UKIYOE Visioni dal Giappone, nello splendido Palazzo Braschi affacciato a piazza Navona.

La mostra è un omaggio al valore del sincretismo del "mondo fluttuante" UKIYOE, apprezzato in occidente a fine '800, uno scambio di saperi e di arti, ponte tra oriente e occidente. L'Italia è il terzo paese con cui il Giappone ha stretto legami commerciali, iniziati nel 1866 con accordi di amicizia e commercio.

La collezione esposta appartiene a due artisti d'eccezione: lo scultore Vincenzo Ragusa e l'incisore Edoardo Chiossone e stabilisce un importante gemellaggio tra la città di Genova e Roma al fine di rendere visibili manufatti di grande valore, alcuni mai esibiti al grande pubblico, relativi al periodo Edo.

Donata dal Chiossone al Museo d'Arte Orientale di Genova, prestata per questa eccezionale occasione espositiva è la collezione d'arte giapponese più grande e preziosa in Italia, composta da ceramiche, lacche strumenti musicali, tessuti e pergamene, raccolte con competenza e gusto, che con gli oggetti portati in patria dal Ragusa come kimono, armi armature e strumenti musicali, conservati al Museo delle Civiltà di Roma compongono la mostra. La lunga permanenza, la profonda conoscenza e affascinazione verso il Giappone, permise loro di diventare anche collezionisti.

Storie che si intrecciano sulla via della seta, storie di artisti italiani chiamati dal governo giapponese per insegnare tecniche artistiche europee e storie di artisti giapponesi contaminati dal gusto dalla prospettiva e dalla composizione occidentale. Una fluidità di informazioni a testimoniare questo momento di grande cambiamento politico, economico e sociale per il Giappone, riferito all'epoca Edo.

Il movimento artistico che ne rappresenta il cambiamento è Ukiyoe o mondo fluttuante che ne attraversa la quotidianità della vita e la bellezza, esaltandone gli usi e costumi dell'epoca. Al vento del cambiamento, partito dalla capitale ribattezzata in Tokyo, si inserì una nuova figura "il cittadino", nuova classe emergente composta soprattutto da mercanti arricchiti, che dovevano essere a conoscenza delle arti, intese come discipline formative, per diventare individui colti e per tanto influenti anche senza poteri governativi. Le arti includevano i rituali, gli stili musicali, la calligrafia, la matematica, l'equitazione, la cerimonia del tè e la curiosità verso l'occidente.

Fu allora che il governo giapponese, si interessò alle novità occidentali, invitando architetti, incisori pittori, scultori a formare le prime figure professionali giapponesi, siglando accordi commerciali con nazioni europee. Se da una parte personaggi come Ragusa e Chiossone contribuirono a formare il nuovo Giappone, dall'altra il desiderio di portare a casa oggetti così diversi, contribuirono a creare la prime collezioni orientali in Italia.

Il mondo fluttuante o Ukiyoe interessava pitture più o meno raffinate, dipinte a pennello con inchiostro e colore su seta o carta e raccontava di storie di fantasia dove gli attori erano gente comune, mercanti arricchiti o normali cittadini in equilibrio tra moda, morale e educazione a rappresentazione della società dell'epoca.

Rappresentava il teatro Kabuki con i volti degli attori famosi, lanciando mode, costumi, colori, rappresentava la danza, gli spettacoli popolari e il divertimento. Si ironizzava sui protagonisti colpendo sagacemente il mondo dello spettacolo, del governo scavalcando i limiti della censura governativa. Si raccontava di cortigiane introducendo un nuovo modo di ritrarre le donne chiamato bijinga, esplorandone il carattere ed esibendole in momenti di intimità domestica. Questo nuovo modo di rappresentazione servì a raccontare l'eleganza dei locali alla moda, delle feste con un tocco di voyeurismo.

La mostra si presenta in 7 sezioni con oltre 30 artisti con grandi nomi quali Kitagawa, Utamaro, Katsushika, Toshusai Sharaku Keisai ma soprattutto Hokusai con la Grande Onda a conclusione del percorso museale. Quest'opera divenuta icona pop, fa parte delle "Trentasei vedute del monte Fuji" e segna un'importante svolta culturale incentrata a diffondere un'idea unitaria di paese e a far conoscere luoghi lontani a chi non avrebbe mai avuto occasione di viaggiare.  Gli spostamenti erano permessi dal governo solo per motivi specifici legati al proprio rango o per pellegrinaggio.

L'opera La Grande Onda presso la costa di Kanagawa, datata 1830/1832, ha piccole dimensioni 25,7 x 37,9 e raffigura un'onda tempestosa che minaccia imbarcazioni di pescatori con lo sfondo del monte Fuji. La novità del dipinto, che contribuì alla nascita del giapponesismo della seconda metà del XIX sec., sta nella contaminazione di stili testimoniando definitivamente la fine dell'isolamento e catturando il senso di disagio di una nazione costretta a vivere circondata dall'acqua.

Hokusai prese spunto dal movimento dell'acqua usando lo stile cinese Shan Shui mescolato allo stile prettamente giapponese Yamato-e che descrive la bellezza della natura che influenza le decisioni dell'uomo. Innovativa è la composizione da sinistra verso destra per creare un effetto sorpresa, perché contrario al senso di lettura giapponese, mentre il colore chiamato blu di Prussia, testimonia scambi commerciali con l'Occidente in particolare con l'Olanda terra da cui proveniva il particolare pigmento. Quest'opera ottenne un immediato successo e rimane un efficace combinazione della tradizionale pittura orientale con caratteristiche tipiche dello stile occidentale.

Un'ottima sintesi di cosa vuole essere la mostra, una felice contaminazione sinergica di stili e di valori.

La mostra è visitabile fino al 23 giugno 2024, dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00, per tutte le info www.museodiroma.it

Chiara Sticca

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