Oggi 10 Febbraio è la giornata mondiale contro l’epilessia. Secondo dei dati sarebbero 65 milioni le persone nel mondo affette da epilessia, di cui circa 500 mila solo in Italia, dove ogni anno si diagnosticano 36 mila nuovi casi: 20-25 mila con crisi isolate e 12-18 mila con crisi sintomatiche acute. Di questi, sono 90 mila i bambini fino a 15 anni che ne soffrono e che hanno anche problemi sociali dettati da stereotipi che rendono difficile la vita di tutti i giorni. Difficile perché?
Non per causa di mancate cure, anzi, ce ne sono e la ricerca fino ad oggi è andata avanti.
Difficile perché poco se ne parla per vergogna, per pregiudizi. Perché vedere un corpo che trema fa “paura” a chi assiste e nelle scuole o in altri luoghi educativi poco se ne parla su come dovrebbe essere gestita una crisi.
Non soltanto questo: l’ignoranza è tale da mettere in disparte chi ne soffre, addirittura non poter garantire un posto di lavoro in età adulta. “Omettere è meglio che dichiarare”.
Eppure la storia ci insegna che tanti sono i personaggi che sono stati affetti da tale patologia comune e guaribile! Nel mondo antico citiamo pensatori del calibro di Socrate e Pitagora accanto a condottieri universalmente celebri quali Annibale e Giulio Cesare che si narra soffrissero d'epilessia. Continuando con i leader pensiamo ad Alessandro Magno, Napoleone e Lenin, anch'essi affetti da epilessia, malattia che ha colpito pure grandi scrittori tra i quali Dante, Flaubert, Byron, Dickens, Poe, Dostoevskij, Dickens ed Agatha Christie.
Cos’è esattamente l’epilessia? L’epilessia (dal gr. ἐπιληψία, propr. «attacco», der. di ἐπιλαμβάνω «sorprendere») si manifesta sotto forma di crisi di vario tipo, che generalmente provocano convulsioni, più o meno diffuse, comportamenti insoliti, stati di caos, fino ad arrivare talvolta alla perdita di coscienza. Ci sono farmaci come benzodiazepine o acido valproico, per esempio, che esclusivamente sotto prescrizione medica, rendono una vita più che normale, anzi normalissima! Eppure la confusione è di chi non ne soffre, perché preso alla sprovvista, “sorpreso”, appunto, come vuole l’etimologia della parola.
La ricerca medica/neurologica si sta spendendo molto in questo, per la totale guarigione della malattia (il che è possibile!). La Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE), società scientifica che riunisce circa 1000 epilettologi, ha come obiettivo statutario quello di “contribuire al miglioramento della diagnosi, terapia, assistenza, ricerca, nell’ambito dell’epilessia, nonché al superamento dello stigma sociale a tale patologia correlato, promuovendo e attuando ogni utile iniziativa per il conseguimento di tali finalità”.
Curiosità: l’epilessia (benu) viene per la prima volta riconosciuta in Mesopotamia e attribuita alla “mano di Sin”, il dio della luna e ha affascinato anche grandi della letteratura come Shakespeare che l’ha introdotta nell’ Otello (atto IV, scena I):
Cassio: Che è accaduto?
Jago: Una crisi epilettica. È già il secondo accesso: ne ebbe uno anche ieri!
O nel Giulio Cesare (Atto I, scena II):
Cassio: Ma adagio, vi prego: come Cesare è svenuto?
Casca: È caduto a terra nel foro con la schiuma alla bocca ed è restato lì senza favella
Ancora. Dostoevsky (come poc’anzi accennato, ne ha sofferto) trasferì nei suoi romanzi anche la malattia identificando questa sua esperienza con la visita di Maometto in cielo, nel viaggio della Mecca a Gerusalemme (tutto avviene in un momento “ meno di quanto impiega una brocca a svuotarsi”). Ricordiamo L’idiota del 1868, I fratelli Karamazov del 1880, I demoni del 1871. Anche Victor Hugo non si è risparmiato: in Notre-Dame de Paris un giovane apprendista prende lezioni di epilessia da un vecchio esperto che gli insegna l’arte di produrre schiuma dalla bocca masticando del sapone, il che fa sorridere!
Questa sera correte al Colosseo che, in occasione di questa giornata, verrà illuminato di viola e parlatene senza vergogna. Abbattete qualsiasi muro di pregiudizio! Alla fine: tutto è possibile, i grandi della storia e della letteratura lo hanno dimostrato!
Maria Francesca Stancapiano
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