Tra i titoli presentati in Italia al Cinema d'iDEA – Women's International Film Festival di Roma, Run Me Wild ha trovato la cornice ideale per il suo debutto davanti al pubblico italiano.
Diretto dalla regista tedesca Catharina Lott e scritto da Madeleine Hartung, Run Me Wild è un intenso dramma di formazione che affronta con grande sensibilità il tema del trauma psicologico, concentrandosi sul lungo e complesso percorso di ricostruzione interiore della protagonista.
Al centro della storia c'è Toni, una diciannovenne che vive con i genitori e lavora nel vivaio di famiglia. Dopo aver subito una violenza sessuale, sceglie il silenzio come forma di sopravvivenza. Per allontanare il dolore si rifugia nel lavoro e in allenamenti estenuanti in palestra, cercando di controllare un corpo che non sente più suo. Ma i ricordi riaffiorano continuamente attraverso flashback e improvvisi momenti di smarrimento, dimostrando quanto il trauma continui a condizionare la sua quotidianità.
La svolta arriva con l'incontro di Anna, una giovane donna piena di energia. Tra le due nasce un rapporto che si trasforma gradualmente in una relazione sentimentale. Grazie ad Anna, Toni comincia lentamente a riappropriarsi della propria capacità di fidarsi degli altri e di riconciliarsi con il proprio corpo, intravedendo la possibilità di costruire un futuro diverso.
Ad accompagnare il racconto compare una misteriosa tigre, avvistata nei boschi della zona e al centro delle voci degli abitanti. L'animale assume ben presto un forte valore simbolico: entra nei sogni della protagonista e diventa la rappresentazione delle sue paure più profonde, del trauma che continua a inseguirla e della forza necessaria per affrontarlo. La tigre non è una semplice presenza narrativa, ma un potente elemento metaforico che accompagna Toni nel suo percorso di guarigione.
Catharina Lott sceglie una regia asciutta e profondamente empatica. La violenza resta fuori campo: ciò che interessa alla regista sono le sue conseguenze, raccontate attraverso il linguaggio del corpo, gli sguardi, i silenzi e le difficoltà della protagonista nel ritrovare una quotidianità possibile. È una scelta che restituisce autenticità al racconto e mette al centro la resilienza, senza mai cadere nel sensazionalismo.
La fotografia valorizza gli spazi naturali della campagna tedesca, trasformando boschi, campi e sentieri in luoghi sospesi tra realtà e dimensione interiore. Anche il montaggio contribuisce a restituire la frammentazione della memoria traumatica, alternando presente e ricordi con equilibrio e sensibilità.
Più che raccontare una guarigione definitiva, Run Me Wild descrive il primo passo verso una nuova consapevolezza. Il film ricorda che superare un trauma non significa dimenticare, ma imparare lentamente a convivere con le proprie ferite, riscoprendo la possibilità di amare, di fidarsi e di vivere nuovamente.
Con il suo esordio nel lungometraggio, Catharina Lott firma un'opera intensa e delicata, capace di affrontare temi difficili con grande misura. Presentato all'interno di Cinema d'iDEA, festival da sempre attento alle voci femminili e alle storie di emancipazione, Run Me Wild si conferma un film necessario, che trova nella sensibilità del racconto e nella forza della sua protagonista la chiave per parlare di dolore, resilienza e rinascita.
Cristina Gallo
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