L’Etruria Eco Festival di Cerveteri arriva alla sua ventesima edizione confermandosi come qualcosa di molto più complesso di una semplice rassegna musicale estiva. È ormai un appuntamento che appartiene alla città e al suo territorio, capace di trasformare per alcuni giorni il Parco della Legnara e il centro storico in uno spazio collettivo nel quale musica, partecipazione e identità culturale finiscono per coincidere. Ed è forse proprio questa la caratteristica più interessante del Festival: la sua dimensione sociale.
La scelta di mantenere gli spettacoli a ingresso libero e gratuito non rappresenta soltanto una formula organizzativa, ma assume inevitabilmente un significato culturale e politico. Significa considerare la musica e lo spettacolo dal vivo come occasioni di partecipazione accessibili, capaci di coinvolgere pubblici differenti per età, provenienza e possibilità economiche. Non a caso il Comune di Cerveteri presenta l’Etruria Eco Festival come una delle manifestazioni alle quali il territorio è maggiormente legato e affezionato. La ventesima edizione è stata realizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune con il contributo della Città Metropolitana di Roma Capitale e il sostegno di Multiservizi Caerite.
Vent’anni di continuità rappresentano del resto un dato significativo. Un festival sopravvive nel tempo quando riesce a diventare riconoscibile, quando il pubblico non vi partecipa soltanto per il singolo artista, ma riconosce nella manifestazione un appuntamento della propria comunità.
Il cartellone del 2026 ha confermato questa vocazione attraverso una proposta capace di attraversare generazioni e linguaggi: da Stazioni Lunari, con Cristiano Godano, Nada, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli e Giorgio Canali, a Max Gazzè, Daniele Silvestri e Frankie hi-nrg mc, fino all’omaggio alla grande tradizione cantautorale di Francesco Guccini.
È una scelta culturale precisa. La musica popolare italiana, il rock, il rap e la canzone d’autore vengono collocati all’interno dello stesso spazio pubblico, restituendo l’idea di una cultura musicale che non procede per compartimenti stagni, ma attraverso incontri, contaminazioni e memoria.
E qui emerge anche il significato politico – nel senso più ampio e nobile del termine – di una manifestazione come questa. Portare gratuitamente artisti di rilievo nazionale nel centro storico significa utilizzare la cultura come strumento di aggregazione e contemporaneamente come mezzo di valorizzazione territoriale. Cerveteri non diventa semplicemente il luogo nel quale si svolge un concerto: diventa parte dell’esperienza culturale.
Il Festival si inserisce infatti in una programmazione estiva più vasta, l’Estate Caerite, che coinvolge centro storico, frazioni e persino la Necropoli etrusca attraverso musica, teatro, cinema e altre iniziative. La politica culturale dichiarata dall’amministrazione appare quindi orientata a mettere in relazione spettacolo e territorio, utilizzando gli eventi anche per rafforzare la capacità attrattiva della città.
Il grande richiamo di pubblico che caratterizza l’Etruria Eco Festival acquista allora un valore che supera il dato numerico. Un pubblico numeroso significa una città attraversata, vissuta, conosciuta anche da chi arriva dall’esterno; significa attività economiche coinvolte e soprattutto la possibilità di associare il nome di Cerveteri non soltanto al suo straordinario passato etrusco, ma anche a una produzione culturale contemporanea. Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più riusciti dell’Etruria Eco Festival: mettere in comunicazione identità storica e presente.
In un territorio dalla fortissima connotazione archeologica, la cultura non viene concepita esclusivamente come conservazione della memoria. Diventa qualcosa che accade oggi, davanti a migliaia di persone, attraverso il linguaggio immediato e trasversale della musica.
L’Etruria Eco Festival dimostra così come una manifestazione musicale possa assumere una funzione sociale: creare comunità, rendere accessibile lo spettacolo, portare pubblici differenti nello stesso luogo e trasformare temporaneamente lo spazio urbano in uno spazio condiviso.
Dopo vent’anni, il suo valore sta forse proprio qui: non soltanto nei nomi importanti che sono passati dal suo palcoscenico, ma nella capacità di fare della cultura un’esperienza pubblica e del territorio non il semplice scenario di un evento, ma il suo autentico protagonista.
Monia Manzo
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